
Paul Auster scrive i suoi romanzi "a mano". Sul suo tavolo ci sono solo carta e penna. Poi, racconta dal Palazzo Reale di Napoli guardando dalla finestra piazza del Plebiscito, batte tutto con una macchina da scrivere del '67. Niente computer (lo ha usato solo per scrivere la sceneggiatura di "La vita interiore di Martin Frost"), niente Ipad, niente cellulare. "Ma come?" gli chiedono i giornalisti accorsi ad ascoltarlo e a farsi firmare autografi. "Veramente ho posseduto un cellulare. Ma poi l'ho regalato a mia figlia dopo che in sei mesi aveva perso tre telefoni. Comunque sono convinto che chi mi cerca, alla fine in qualche modo mi trova".
Gli oggetti non sono così importanti per l'autore de la "Trilogia di New York". La tecnologia anche meno. Nel corso della conferenza stampa organizzata dal Premio Napoli, lo scrittore americano, vincitore della sezione Letterature straniere con "Sunset Park", accenna spesso al suo rapporto con una materialità che sembra rifiutare. Cose, fatti, problematiche economiche non lo "interessano". Cerca di viverle filtrandole attraverso il suo mestiere, quello di scrittore. Il mondo corre veloce? La gente cinguetta sulla rete a ritmi serrati? Auster dal canto suo continua ad abbracciare una certa "solitude" per scrivere e per vivere. Non a caso, confessa, nutre una passione particolare per Giacomo Leopardi di cui, nella Biblioteca Nazionale di Napoli, sono conservati alcuni manoscritti originali che andrà a consultare. "In inglese- spiega- ci sono due termini per identificare la solitudine. Loneliness ha una connotazione più negativa: evidenza la condizione di chi è solo ma vorrebbe condividere la vita con altre persone. Solitude invece è un termine più neutro. Spesso la ricerco".
E dalla sua solitudine newyorchese guarda ai fatti del mondo, cercando di interpretarli senza però, lascia intendere, farsi coinvolgere in modo eccessivo. "Alla vigilia del decimo anniversario dal 11/09- racconta- centinaia di giornalisti di tutto il mondo mi hanno chiesto di scrivere o parlare di New York, dell'avvenimento, della cerimonia. Non ho voluto". Più volte si cerca di trascinarlo in discorsi politici ed economici, con gli "indignados" che invadono le piazze di tante città nel mondo, compresa la sua. "I più grandi artisti, scrittori non si sono mai fatti coinvolgere dalla politica. Chi lo ha fatto ha poi prodotto cose pessime". Così l'unico impegno che dice di voler portare avanti è quello per tutelare i diritti degli scrittori. Roba di copyright? Non proprio. "Con l'istituto Pen, intendiamo difendere la libertà nello scrivere. Cerchiamo di sostenere gli autori messi in prigione, quelli censurati o addirittura uccisi". Cita a riguardo il caso dello scrittore cinese Liu Xiaobo, dal 2008 in carcere per “incitamento alla sovversione del potere dello stato”. "E' anche grazie al nostro impegno che ha ricevuto nel 2010 il Premio Nobel per la Pace" sottolinea.
Ancora un carcere, ma stavolta è quello di Secondigliano. Oggi Paul Auster trascorrerà lì qualche ora in compagnia dei detenuti. Con il Premio Napoli e la direzione dell'istituto sono stati organizzati gruppi di scrittura e di lettura. I detenuti hanno letto "Sunset Park" e ne parleranno direttamente con l'autore. "E' la prima volta che vivrò questa esperienza, non sono mai stato in una prigione a parlare dei miei libri. Non so cosa dirò, sono più interessato a sapere quello che queste persone avranno da dirmi".
Sabato invece ci sarà la cerimonia di premiazione.
In una rimessa di autobus, lo storico deposito "Carlo III". Già successo? "No, ancora una prima volta".
Infine un cenno alla sua ultima opera a cui manca ancora un titolo. "E' un'autobiografia. Ho voluto scrivere la storia del mio corpo, descriverne i piaceri e i dolori. Mangiare, il caldo, il freddo, le esperienze, come un incidente, che mi hanno portato ad un passo dalla morte mia e della mia famiglia. Ho raccolto tutti gli indirizzi in cui ho vissuto. Sono bel 23. Sono tanti frammenti di un'esistenza. Si parla molto anche di mia madre, del mio rapporto con lei. In fondo il mio corpo è nato dal suo".

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