15 ottobre 2011

Rabi'a, cinque sguardi sulla "Primavera araba"


Da un immenso edificio in cemento armato un soldato sventola una bandiera. Lui è piccolissimo, la struttura divora invece lo spazio, lo occupa in modo inesorabile. Il contrasto è fortissimo. L'uomo fa esplodere la sua rabbia e la sua voglia di libertà. Dietro di lui una realtà statica, dominatrice, prevaricante. Nonostante tutto, però, lui è lì.
La foto in bianco e nero ritrae un soldato libico. Da un palazzo in costruzione di Bengasi mostra al mondo la bandiera dei ribelli. Anche la Libia viene toccata dall'onda rivoluzionaria propagatasi nel Nord Africa.
Lo scatto è Pietro Masturzo, 31 anni, napoletano, vincitore del World Press Photo 2010 con l'immagine "Sui tetti di Teheran". Pietro è uno dei cinque giovani fotoreporter partenopei protagonisti di "Rabi'a", una mostra fotografica inaugurata oggi a Villa Pignatelli dedicata alla "Primavera araba"... che è da vedere.
Si inizia dalle immagini della Tunisia immortalata da Giuseppe Carotenuto. Si prosegue con Eduardo Castaldo e i suoi scatti de Il Cairo, di piazza Tahrir, delle strade invase da ragazzi con scarpe da ginnastica e uomini in giacca e cravatta armati di pietre e di rabbia. Poi l'occhio si sposta sulla Libia in bianco e nero di Masturzo. Si finisce con Lampedusa. Giulio Piscitelli racconta con un lungo reportage tutto il percorso fatto dai ragazzi che sfidano il mare per arrivare in Europa. Il barbiere, la contrattazione, i soldi, i carri per bestiame, la fuga. Arrivano sull'isola. Qui vengono "catturati" dall'obiettivo di Roberto Salomone. Ammassati tra centri di accoglienza e piazzali, i giovani vivono in un'attesa fatta di paura e speranze. Giocano a pallone, dormono, riflettono sul loro futuro. 
A salutare i visitatori sono i volti sorridenti di due ragazzi. Ammassati in un barcone, guardano la realtà fuori attraverso un oblò. Il blu della vernice dell'imbarcazione circonda i loro sguardi: stanchezza e incertezze si sovrappongono ma non sembrano smarriti. Ci vorrebbero parlare e, chissà, abbracciare. Dovremmo essere noi ad infondere loro coraggio. Ma sembra che siano loro a farlo con noi.

Fino al 13 novembre
Villa Pignatelli, Riviera di Chiaia 200 - Napoli

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