5 dicembre 2010

I Fratelli Scuotto. L'Hotel Piazza Bellini.


I Fratelli Scuotto sono sei ragazzi napoletani. Di talento. La loro bottega d'arte, "La Scarabattola", fa presepi e non solo. Statue, installazioni d'arte contemporanea. Mai banali, mai scontate. Gli Scuotto raccolgono la tradizione napoletana e la stravolgono con occhio moderno ed ironico. Le loro opere colpiscono per l'accuratezza tipica dei grandi artigiani partenopei. Ma anche per l'intelligenza che trasudano. Dettaglio che non riesco mai a sottovalutare. Ieri hanno inaugurato una nuova installazione, "Anche l'occhio vuole la sua parte". Una decina di enormi e colorati occhi svolazzano nel cortile interno di un magnifico palazzo antico del centro storico napoletano. "Essere osservati da decine di occhi non inquieta più- scrivono gli Scuotto- è il desiderio appagato del nostro tempo essere guardati, scrutati dagli sguardi altrui in questo enorme grande fratello a cui siamo immolati". Nulla da aggiungere.

La location. Siamo in pieno centro antico della città, in quella Piazza Bellini cuore pulsante di una leggera movida che potrebbe essere definita, ebbene si, "radical chic". Il cortile è quello del neonato "Hotel Piazza Bellini", un tre stelle inaugurato proprio in occasione dell'installazione degli Scuotto. Una cinquantina di stanze, dal gusto che ricorda il minimalismo scandinavo, con qua e là le graziose opere del giovane artista Alessandro Chiocchia. Festa di augurio per la nuova attività impeccabile. Prelibatezze della vicina "La stanza del gusto", vassoi di cioccolatini "Gay Odin", un piccolo complesso che faceva musica dal vivo. La bellezza, ben illuminata, dell'antica dimora napoletana. Insomma il meglio di Napoli "sintetizzato" in gastronomia, pasticceria, accoglienza, spirito di iniziativa. Eh si, spirito di iniziativa. Nonostante tutto, a Napoli si "tira a campare". E c'è chi, come i proprietari di questo nuovo alberghetto, osa, azzarda. Aprire un hotel, di questi tempi, a Napoli non può che essere definito quasi un atto eroico. La crisi incombe. La monnezza fa il giro del mondo. I turisti chiamano per disdire prenotazioni. Pompei crolla a pezzi. E poi piove, da morire. Trenta giorni ininterrotti di acqua su una città che era nota come la "città del sole".
Anche per questo segnalo l'iniziativa di questi, mi hanno detto, giovani imprenditori. L'albergo, poi, è in pieno centro antico, perfetto per chi vuole visitare musei e chiese. La politica dei prezzi sembra essere concorrenziale. Il posto è delizioso.

Dopo il breve happening, torno alla mia auto. In una stradina, sento urlare "......Fiore....Fiore..." Mi giro, ma non vedo nessuno di mia conoscenza. L'appello però continua. Qualche metro più avanti, un giovane singalese urla vicino un portone, guardando all'insù. Fiore o qualcosa di simile è il cognome di una signora-famiglia che abita lì. Il poveraccio ha in mano tre cartoni enormi di pizza. Consegna a domicilio. Non c'è citofono. Mi guarda sconsolato, ma anche divertito: "maròòòò". Ed io: "ma come fai?". Lui: "è sempre la stessa storia". C'è un campanello. Mi chiede di suonare. Ma niente. Il ragazzo, ancora più sconsolato ma sorridente, mi ringrazia. Capisco che non c'è nulla da fare. Lo saluto e mi allontano. Sento l'appello ancora in lontananza.
Con la macchina ripasso là sotto. Finalmente sprovvisto di cartoni, l'ho rivisto camminare. Sempre sorridente.



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